Soria e antropologia dell'aspirina - STEP #1: gli inventori


    Se l’aspirina è stata l’oggetto di un brevetto nel 1899 da parte dei laboratori Bayer [1], la storia che porta alla scoperta del suo principio attivo (l’acido acetilsalicilico, la molecola che gli conferisce le sue proprietà) inizia molto prima ed implica una moltitudine di personaggi. 

1-Le origini

 
Ebers papyrus
L’antenato naturale dell’acido acetilsalicilico, la salicilina, si trova in diversi alberi della famiglia dei salici [2]. Grazie al Papiro Ebers, un papiro egizio datato da circa 1500 a.C., uno dei più vecchi manoscritti medici mai ritrovati, si sa che gli Egizi usavano la corteccia di salice come analgesico (antidolore) e antipiretico (anti-febbre) [3], [4]. L’uso di questo trattamento è descritto tra 18 metri e 110 colonne di testo contenendo 160 rimedi vegetali più o meno esotici. Secondo alcuni, il manoscritto, uno dei più importanti della storia della medicina, sarebbe la copia di un testo ancora più vecchio, e l’uso della corteccia di salice sarebbe ancora più antico. Ad ogni modo, sappiamo che dopo, l’uso delle preparazioni di salice si è trasmesso tra le civilizzazioni: il te di salice, ad esempio, è raccomandato da Ippocrate per i dolori durante il parto [5], circa 400 a.C. e, intorno al 100 a.C., Dioscoride, un altro medico greco, raccomanda la corteccia dell’albero come antinfiammatorio [6]. 

2-Studio clinico

    Il passo seguente da sottolineare nella scoperta dell’aspirina accade il 23 aprile 1763: il conte George di Macclesterfield, presidente della Royal Society, riceve una lettera di un certo Reverendo Edward Stone di Chipping Norton. Sulla foglia, il reverendo descrive come, a partire dal 1757 approssimativamente, ha provato una preparazione a base di corteccia di salice su cinquanta malati. La preparazione consisteva in corteccia di salice che si lasciava ad asciugare tre mesi accanto ad un forno di panettiere prima di ridurla in polvere. 

    Nella lettera, Stone descrive come, nel corso di sei anni, ha osservato una alleviazione dei sintomi di febbre malarica, “disturbi intermittenti” e cimurri in cinquanta malati. Questo studio si basa sulla farmacopea popolare dell’epoca e sulla credenza, molto diffusa, che “il rimedio si trova non lontano dalla causa”. In effetti, il salice si trovava nelle zone umide della campagna inglese, che favoreggiavano certe malattie con febbre. Questa lettera forma il primo studio clinico conosciuto sull’effetto della corteccia di salice [2], [4], [7]. 

3-Scoperta della sostanza attiva. 

    Dopo la dimostrazione dell’effetto degli estratti di salice, la tappa seguente è stata di isolare il suo principio attivo, ossia la sostanza responsabile dell’effetto terapeutico. Questa fase è stata superata nel 1828 da Johann Büchner, professore all’università di Munich, che è riuscito, a partire di corteccia di salice, ad ottenere un cristallo giallo che ha chiamato “Salicilina” (nome derivato di salix, nome latino del salice). Da lì, lo sviluppo della preparazione diventa una competenza tra scientifici tedeschi e francesi, ognuno trovando un modo nuovo di ottenere un prodotto più puro o meno costoso. Così, nel 1838, Raffaele Piria, un farmacista stabilito a Parigi, è riuscito a creare un prodotto più forte a partire dei cristalli di salice: l’acido salicilico [4]. 

    Negli anni 1850, diversi scienziati francesi e tedeschi sono riusciti a sostituire il gruppo idrossile dell’acido salicilico con un gruppo acetile. Ma le sostanze ottenute erano troppo innestabili per un uso terapeutico. E l’acido salicilico ha poco successo: in uno studio di 1876, il medico scozzese Thomas Maclagan, della Dundee Royal Infirmary, dimostra le sue proprietà antipiretiche ed antinfiammatorie. Ma il prodotto provoca delle gastriti nei pazienti e non viene adottato [2], [4]. 

4-Creazione dell’aspirina 

Olmaria
    Finalmente, un’importante svolta avrà luogo negli anni 1890: un fabbricante di coloranti tedesco di nome Bayer fonda la sua divisione farmacologica, che usa sottoprodotti della fabbricazione dei coloranti per produrre medicamenti antipiretici. Tre personaggi importanti della divisione farmaceutica erano: Arthur Eichengrün, che dirigeva lo sviluppo di nuovi farmaci; Felix Hoffmann, un chimista che lavorava per Eichengrün; e Heinrich Dreser, che dirigeva i test clinici. In 1897, sotto domanda di Eichengrün, che voleva una forma di salicilina che non causasse gastrite, Hoffmann riesce a sintetizzare per prima volta un composto stabile a partire dell’acetilazione della salicilina (estratta questa volta dall’olmaria al posto del salice): l’acido acetilsalicilico. Una prodezza che si ritrova notata nel suo quaderno di laboratorio, il 10 agosto 1897 [4]. 

Sinestra a destra: Arthur Eichengrün (ca.1900); Felix Hoffmann (data sconosciuta); Heinrich Dreser (ca.1890).

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di aspirina (1926)

    Ma la storia non finisce qui. Dreser accetta di fare studi clinici sulla nuova molecola e dimostra la sua capacità antipiretica, ma alla fine rifiuta la medicina, basandosi sul fatto che potrebbe causare tachicardia e palpitazioni. Eichengründ però, convinto dal potenziale del nuovo prodotto, decide ignorare la decisione, fare i suoi studi clinici e anche ingerire la sostanza sé stesso, dimostrando l’effetto analgesico e rifiutando le paure di Dreser. Quest’ultimo scrive ai margini del rapporto di Eichengründ: “Questo è il solito vanto Berlinese. Il prodotto non ha valore”. Ma finalmente, dopo l’intervenzione del loro superiore, che commissionò nuovi studi clinici, Dreser accettò di commercializzare l’acido acetilsalicilico. Alla fine, fu Dreser a pubblicare i risultati in Die Heilkunde e Therapeutische Monatshefte in 1899, probabilmente perché, a differenza di quelli dei suoi colleghi, il suo contratto gli prometteva soldi per ogni molecola introdotta [6]. Quella molecola fu allora commercializzata da Bayer sotto la denominazione “Aspirina”. 


5-Paternita della scoperta 

    Oggi, la scoperta dell’aspirina è principalmente attribuita a Felix Hoffmann. Egli aveva un interesse personale nella migliorazione dell’acido salicilico: la droga era conosciuta per essere efficace ma causare, ad uso prolungato, irritazione gastrointestinale, nausea, vomito, sanguinamento ed ulcere, e il padre di Hoffmann, che soffriva di reumatismi, non poteva più ingerire il farmaco senza vomitare [6]. Ma c’è una controversa sulla contribuzione de Eichengrün: all’epoca della scoperta dell’aspirina, Bayer introduceva una quantità importante di nuove molecole senza accreditare le persone che le scoprivano. E nessuno ha sentito parlare degli scientifici all’origine dell’aspirina a quel momento. Anni dopo, nel 1934, un certo Schmidt ha deciso di scrivere la storia dell’aspirina basandosi sugli archivi di Bayer, ma ha omesso Eichengrün. Forse perché Eichengrün era ebreo, e nella Germania degli anni 30 era difficile per lui rivendicare la paternità della scoperta. Nel 1934, aveva già lasciato l'azienda e fondato la sua società. Nel 1938, fu costretto a vendere il suo commercio e nel 1944, fu deportato al campo di concentrazione di Theresienstadt. Nel 1949, 15 anni dopo la relazione che attribuiva la paternità dell’aspirina a Hoffmann, Eichengrün pubblicò un manoscritto dove spiegava che era lui ad avere identificato l’acido acetilsalicilico fra tutte le molecole che la sua divisione aveva scoperte come il migliore candidato per sostituire la salicilina. Per di più, era lui ad avere ordinato gli studi clinici e in modo generale ad avere gestito tutta l’operazione [4].

John R.Vane
    Immediatamente dopo la sua commercializzazione, l’aspirina ebbe un enorme successo. Fu utilizzata da molti medici e citata in una moltitudine di studi. Durante l’epidemia d’influenza del 1919, fu utilizzata per ridurre i sintomi dei malati, ma più tardi fu sostituita da altri farmaci più efficaci e con meno effetti collaterali [4].

    
Nella lista degli inventori, si può ancora parlare di John R.Vane del Royal College of Surgeons di Londra, che ha ricevuto con il suo gruppo di ricerca il premio Nobel di medicina e fisiologia nel 1982 per avere scoperto il meccanismo di azione dell’aspirina nel 1971, ma questa è un’altra storia. 


[1]    C. C. Mann, The Aspirin Wars : money, medicine, and 100 years of rampant competition.         New York: Alfred A. Knopf, 1991. [Online]. Available: 
        https://archive.org/details/aspirinwarsmoney1991mann/page/27/mode/2up 
[2]    G. Weissmann, ‘L’aspirina’, Le Scienze, no. 271, pp. 62–63, Mar. 1991. 

[3]    T. Scholl, ‘Ebers Papyrus’, [Online]. Available: https://www.ub.uni-leipzig.de:
        9000/54d8b146f3e91b134c000038/apps/55327c81569c2c2d3d000ed3/en.html 

[4]    M. J. R. Desborough and D. M. Keeling, ‘The aspirin story - from willow to wonder drug’,         Br J Haematol, vol. 177, no. 5, pp. 674–683, Jun. 2017, doi: 10.1111/bjh.14520. 

[5]    D. Connelly, ‘A history of aspirin’, The Pharmaceutical Journal, Nov. 2014, doi:
        DOI:10.1211/PJ.2014.20066661. 

[6]    D. R.Goldberg, ‘Aspirin: Turn-of-the-Century Miracle Drug’, Science History Institute,
        Feb. 2009, [Online]. Available: https://www.sciencehistory.org/distillations/aspirin-turn-of-
        the-century-miracle-drug [7] W. S. Pierpoint, ‘Edward Stone (1702–1768) and Edmund 
        Stone (1700–1768): confused identities resolved’, Notes Rec. R. Soc. Lond., vol. 51, no. 
        2, pp. 211–217, Jul. 1997, doi: 10.1098/rsnr.1997.0018.

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